QUESTIONI IN SOSPESO …? di Alessandra Petronilli
By Andrea | Novembre 17, 2008
Ciò che torna a colpirmi, leggendo QUALE FUTURO PER QUALE UNIVERSITA’, è da una parte la pluralità dei punti di vista emersi, dall’altra l’evidente difficoltà di trovare linee guida comuni per un confronto che sia “generativo” e “creativo” come pur auspicato dai prof. Margiotta e Ceruti. Torno a pormi e a condividere alcune domande che mi hanno accompagnato nell’ascolto dei vari punti di vista:
Qual è la domanda formativa, implicita o esplicita, delle nuove generazioni? Qual è la domanda sociale rivolta a chi si occupa di educazione e formazione oggi? In che modo la società invita a immaginare il futuro dell’università?
Dove si colloca l’Università rispetto alla società? E’ in ascolto della complessità postmoderna?
L’invito a creare un collegamento esplicito scuola-università (Margiotta), ad ampliare le mappe interpretative, a non limitarsi all’analisi della domanda territoriale esplicita, ma a coglierne la complessità epistemologica, culturale e sociale (Ceruti) penso sia di fondamentale importanza in vista di forme di autonomia e responsabilità a partire dalle quali l’università possa dialogare con la società e con essa (e non tanto in sua risposta) definire nuovi modelli, orientamenti e nuovi sistemi organizzativi. Se l’università non è più vista come l’unica eccellenza della cultura e della trasformazione, ma si riconosce la presenza di eccellenze differenti nella società (Padoan), proprio dal dialogo Università-Società si possono pensare e praticare tanto disegni strategici a lungo termine (Ruggiu) quanto modalità compartecipative di ricerca e didattica (Tessaro), in vista proprio di un’eccellenza didattica e di ricerca che da sempre ha visto protagonista l’università. A questo proposito ritorna una domanda posta ai relatori che credo meriti ancora molta attenzione: Cosa si intende nell’attuale società per ricerca e didattica, sono ancora riconoscibili come “luoghi” dell’eccellenza universitaria?
Riporto di seguito le ulteriori questioni proposte durante il Caffè pedagogico:
· L’Università italiana non sembra capace di rispondere alle esigenze delle generazioni della postmodernità. Sembra che si sia creata una sorta di proporzionalità inversa tra la ricerca avanzata in ambito pedagogico-formativo (ne è un esempio l’ormai diffuso paradigma del longlife learning) e la carenza di strutture istituzionali capaci di accogliere nuovi percorsi didattici e di sperimentazione. Possiamo aspettarci che siano le istituzioni a rispondere ai bisogni della società della conoscenza? · L’attuale Università può ancora essere pensata come ponte verso l’età adulta, l’autonomia economica, l’autorealizzazione? Oppure, alla luce della complessità postmoderna, c’è bisogno di nuove metafore e quindi di nuovi modi di immaginare e progettare l’Università?
· E’ ancora possibile, soprattutto per le Scienze Umane, pensare l’Università separatamente dal mondo del lavoro? Stage e tirocini sono davvero adeguati a rispondere alle odierne esigenze formative dei singoli e della comunità? · Per portarsi al pari degli standard europei, l’Università italiana deve aumentare sia l’inclusione sia il livello formativo. Quali sono le strategie attuabili per coniugare queste due esigenze? · In che modo l’Università può rispondere alla domanda dello studente di acquisire quelle competenze trasversali indispensabili per il posizionamento e il continuo orientamento nell’attuale società?
· Che tipo di processo organizzativo propone l’Università per rispondere alla complessità sociale?
Alessandra Petronilli
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QUALE FUTURO PER QUALE UNIVESITA’: PRIMO INCONTRO
By Andrea | Novembre 16, 2008
Il Senatore della Repubblica Mauro Ceruti, filosofo e docente presso l’Università di Bergamo, apre il confronto proponendo un’analisi della società e dell’università dal punto di vista filosofico e politico. Il processo di separazione tra scienza e tecnologia, l’accelerazione del tempo e del sapere, hanno comportato delle conseguenza determinanti per la società del XXI secolo: questi sostanzialmente i punti salienti delle sue premesse filosofiche e sociologiche. E’ la società che si deve adattare all’Università o l’Università deve adattarsi alla società? Questa la domanda che propone a conclusione del suo intervento, questa la domanda che ci accompagnerà per tutto il dibattito.Dal primo giro di interventi si definisce abbastanza chiaramente la diversa risposta degli interlocutori. Per Andrea Riello, Presidente di Confindustria Veneto e Sergio Trevisanato, Presidente ISFOL Italia, la sensazione è che l’Università sia in ritardo o comunque in deficit rispetto alle esigenza del mondo del lavoro, dell’impresa, e di tutta la società in generale. I “Baroni”, li definisce Andrea Riello, costringono l’Università in una posizione di arretratezza e inefficienza, governata da sistemi di intoccabili e dannosi privilegi, auto-referenziazioni, poco funzionali ai bisogni della società. La rappresentazione di un’Università malata è inoltre comprovata dai dati esposti in lettura da Sergio Trevisanato. La sua interpretazione dei dati sembra dimostrare una evidente inefficienza nonché uno spreco eccessivo di denari e investimenti in tutto il panorama universitario italiano. Le conclusioni sono profondamente critiche nei confronti di tutto il sistema universitario. Alcuni interventi flash del professor Margiotta invitano comunque ad una riflessione più attenta della questione.Il confronto, grazie all’intervento dell’Assessora del Comune di Venezia Anna Maria Miraglia, ci da l’opportunità di contestualizzare il tutto in ambito territoriale, in una visione del problema sia nel contesto veneziano sia regionale. Con l’Assessora Miraglia, (che tra l’ altro ci tiene a precisare di aver cambiato il nome dell’assessorato alla Pubblica Istruzione in “Assessorato alle Politiche Educative” evidenziando pertanto il ruolo dell’educazione), entriamo anche brevemente nel merito del contesto politico nazionale e precisamente nella valutazione delle riforme attualmente in discussione in parlamento.Le riforme e in particolar modo le leggi, sembrano essere l’obbiettivo, la causa o comunque uno degli aspetti decisivi che il professor Luigi Ruggiu Direttore del Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze dell’ Univesità Ca’ Foscari di Venezia, pone al centro del dibattito. L’attività dei docenti e degli amministratori delle università è vincolata dal rispetto di norme e regolamenti che ne condizionano profondamente l’operato. L’operato del parlamento incide indiscutibilmente e pertanto responsabilizza i politici, sulle problematiche dell’Università Italiana. Carmelo Majorana, Direttore SSIS Veneto, Università di Padova, e Filippo Maria Carinci, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Ca’Foscari di Venezia, pongono la questione della assoluta necessità di valorizzare al meglio il ruolo degli studenti nei processi di sviluppo delle Università. I temi della ricerca, il ruolo della conoscenza e del sapere, le dinamiche di sviluppo della società moderna animano il dibattito. Alla Fine del primo giro di interventi, il Professor Paolo Bettiolo, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Padova, evidenzia il notevole spessore e la qualità dei contributi che lo hanno preceduto, ma che allo stesso tempo hanno lasciato aperti innumerevoli forse troppi spunti alla discussione, ciascuno dei quali meriterebbe uno specifico approfondimento.
E’ il momento delle domande degli studenti e degli interventi del pubblico presente. Gli organizzatori del Caffè Pedagogico con alcune domande ricompongono per quanto possibile il filo del discorso.
Interessanti si dimostrano alcuni interventi di professori universitari e altri rappresentanti della società civile presenti in sala in particolar modo sul tema della ricerca scientifica e del ruolo del ricercatore in generale, sulla libertà di ricerca, l’autonomia dei ricercatori e del mondo universitario. La seconda parte del confronto si sviluppa più velocemente per questioni di tempo. Il professor Umberto Margiotta e la professoressa Ivana Padoan, riassumono le questioni e propongono alcuni inviti alla riflessione. Il disaccordo tra i diversi relatori è piuttosto evidente; le posizioni esplicitate notevolmente distanti. Sembra delinearsi una corrente più attenta al punto di vista della società civile; Riello e Trevisanato mettono in discussione con sempre più convinzione l’attuale sistema universitario e le loro componenti: professori, Presidi, metodi di studio…; d’altra parte una corrente più riflessiva sulle responsabilità del sistema Universitario, definisce alcune critiche e denunce, viziate da una diffusa superficialità e incompetenza nell’analisi delle problematiche, dal senso comune, presente nella società civile in generale e in alcuni casi nella classe politica e dirigente del nostro paese.A questo punto la velocità del tempo, dalla quale all’inizio il senatore Ceruti ci aveva messo in guardia, ha cominciato, come da lui previsto, ad accelerare, sempre di più. E’ così che alle 19:30 entrava un’ altro protagonista, inatteso, del mondo Universitario: l’addetta alla chiusura della sala. La minaccia delle luci che si sarebbero spente e il rumore delle tapparelle che si abbassavano, riportavano alla realtà il dibattito sul mondo universitario. Professori, presidi, studenti e il resto della società civile si adeguavano alle indicazioni dell’addetta alla chiusura della sala e diligentemente sospendevano l’attività universitaria per darsi appuntamento al successivo incontro del caffè pedagogico.
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Quale Università per quale futuro
By Andrea | Novembre 3, 2008
l’incontro del 10 novembre ci darà l’opportunità di confrontarci con alcuni dei più autorevoli e rappresentativi pensatori italiani della nostra epoca.
la cosa più interessante è che non si confronteranno con noi (come sempre fanno) “nella loro materia”, sulla disciplina cioè per la quale sono considerati dei professionisti, i massimi esperti, su ciò di cui ci raccontano tutti i giorni in ogni momento; questa volta non metteranno in discussione le loro teorie pedagogiche, filosofiche, politiche …. ;
questa volta in discussione non ci sarà il loro Insegnamento, ma il loro insegnare: l’Univesità.
e ne discuteremo al futuro.
discuteremo in sostanza del nostro futuro insegnare, con chi, oggi, nel temppo presente, il nostro domani lo sorseggia nella propria tazzina del caffè!
abbiamo l’opportunità di correggere il loro caffè, di aggiungerci un po’ di liquore, lo zucchero, un cucchiaino di miele, del latte; insomma, potremo prepararglielo come ci pare e piace (il nostro futuro).
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